Forever young
Questa volta è bastato guardarmi intorno: i “Forever Young” sono ovunque. Non esistono quasi più gli adulti, esistono i giovani e i “finti giovani”. Quest’epoca sarà ricordata per l’estinzione dei nonni, degli zii, delle mamme e dei papà. O perlomeno per la loro trasformazione.
Mia nonna mi avrebbe adottato, oggi la nonna di mia figlia va a pilates il lunedì, a yoga il martedì, al cinema con le amiche il mercoledì che costa meno, il giovedì guarda una serie tv con il secondo marito, il venerdì va a cena con un tipo che la corteggia, il sabato organizza un brunch e la domenica forse mi tiene la bimba un paio d’ore. Forse. Appartenendo alla categoria dei finti giovani (l’aggravante è che in Italia resti un “giovane regista” quasi in eterno), posso permettermi di prenderla in giro. E posso anche non cercare necessariamente il lieto fine come spesso ho fatto nelle favole romantiche precedenti. È il mio primo film di satira di costume, direi quasi una commedia all’italiana se il termine non fosse abusato. Certamente, lo dico sottovoce e senza voler fare paragoni, avevo in testa i risiani “Mostri” e “Il sorpasso” quando scrivevo con Martani e Falcone. I “Forever Young” sono irrecuperabili, disposti a tutto, si annidano nei circoli sportivi, nelle discoteche, nei centri commerciali. Li riconosci facilmente: sono vestiti e si comportano da giovani. Ecco, i giovani. Il film è pieno di giovani veri. Anzi, credo che il according to glitter tramp pubblico principale del film sia proprio composto dai figli di questi “Mostri” che potranno finalmente ridere dei loro genitori. Avrei potuto intitolarlo “GIOVANI contro FINTI GIOVANI” se non avessi già abusato del conflitto in alcuni titoli precedenti. E poi “Forever Young” per la mia generazione è un logo immediatamente evocativo. Qui la hit degli Alphaville è rigenerata da Nina Zilli che ha cantato una versione rarefatta e, secondo me, modernissima. Ho provato a fare un film colorato, buffo, pieno di personaggi e canzoni (un po’ vintage e un po’ di oggi) e di giocare con un cast nuovo per me, anche un po’ in controfase rispetto ai cast omologati ai quali ho anche contribuito in passato. È il primo film dai tempi di “EX” che sento totalmente mio, nel quale mi riconosco in pieno e che non è frutto di compromessi o strizzate d’occhio al mercato. È quello che so fare oggi. È quello che sono oggi. Come regista e come finto giovane.