La città proibita
YAXI
Consapevole che nessuna attrice avrebbe potuto diventare davvero Mei in sei mesi di allenamento, ero pronto a partire per la Cina, convinto che la mia protagonista l’avrei trovata solo nelle scuole di Kung-Fu. Mei doveva essere un’artista marziale. Mi sentivo investito da una missione delirante.
Poi, la svolta. Non ho dovuto attraversare il globo per raggiungere il Colosso d’Oriente, perché Yaxi Liu è apparsa direttamente sullo schermo del mio telefono. Un mio collaboratore mi ha inviato un suo reel di Instagram zeppo di calci e pugni perfetti. Movimenti che non si improvvisano, che appartengono solo a chi si allena fin dall’infanzia. Era lei. Restava una sola incognita: sapeva recitare?
Il primo provino a Roma non è stato entusiasmante. La timidezza, il peso dell’occasione – Io sono una stunt! – sembravano frenarla. Eppure, in quella presenza silenziosa sentivo qualcosa di potente, un’anima piena da esplorare. Yaxi non era solo una combattente formidabile: aveva un’ironia sottile, una dolcezza trattenuta, un’energia capace di sorprendere. Ma tra lei e Mei sembrava esserci ancora una distanza. Serviva la ferita. Cercando di scovarla, le ho parlato della politica del figlio unico in Cina, chiedendole se avesse vissuto quel periodo con difficoltà. Mi ha guardato e ha risposto: Sono una terzogenita.
"Sai cosa significa recitare? Prendere quello che si ha dentro e lasciarlo fluire in un personaggio capace di accoglierlo”. Non so se abbia davvero ascoltato le mie parole, ma il suo volto si è rigato di lacrime. Le ho chiesto di dire nuovamente le battute. Lo ha fatto, e stavolta sono stato io a piangere. Credo che in quell’istante Yaxi abbia capito che Mei era sempre stata lì, dentro di lei.
ENRICO
Enrico l’avevo già scelto, dopo averlo visto nell’opera prima di Giulia Steigerwalt. I suoi occhi ampi, l’andatura dinoccolata, e quella sottile presenza che riusciva a esprimere nel suo rapporto con il femminile, mi dicevano che quello poteva essere Marcello.
Ho fatto innumerevoli provini, incontrato tanti bravi attori, ma ho tenuto a mente quanto sosteneva Robert Bresson, non interessato a ciò che l’interprete illustra, ma desideroso di scoprire quello che l’essere umano nasconde.
Ciò che Enrico celava in quel sorriso forzato nel suo personaggio di Settembre era quello di cui avevo bisogno.
MARCO
ROZZO: Che ce stavi a fa’ in collegio?
MAURIZIO: Studiavo…
ROZZO: Studiavi?!
MAURIZIO: Eh… ho fatto fino alla seconda media… ma forse so io che so’ un po’ testa de cazzo…
REMO: Perché?
MAURIZIO: Leggevo, leggevo… e non me ricordavo un cazzo!
Così ho scoperto Marco Giallini, attraverso il suo Maurizio in “L’Odore della notte” del grande Claudio Caligari. È stato un colpo di fulmine. Da allora non ho mai smesso di seguirlo, di ammirarlo. Marco è un attore autentico. Quando entra in scena, lo fa con una presenza magnetica, recita con il pubblico e per il pubblico. È un funambolo che oscilla tra l’istinto di chi ha respirato le strade di Roma e un’eleganza innata, consapevole dell’importanza di ogni gesto, di ogni sguardo.
Non avrei mai immaginato che, otto anni dopo, avrei avuto l’onore di dirigerlo in “Basette”, il mio cortometraggio. Poi siamo stati colleghi ne “La Nuova Squadra”, condividendo set e serate napoletane. Sono passati diciotto anni – troppi, secondo Marco – e lui me lo ricorda con un sorriso: “A Maine’, che te sei dimenticato de me?!”. Ma finalmente, ecco il ruolo perfetto per lui: Annibale.
— Marco, va bene tutto, va bene Roma, va bene che ce la ridiamo, ma ti prego, regalami quella dolcezza e quel dolore che tieni nascosti. Ti prometto che li custodirò con cura, perché so quanto valgano per te. Annibale è speciale, e solo tu puoi dargli l’anima che merita.
— Fratello, scherzi? Io sono con te. Sempre…
SABRINA
Per la mia prima telefonata a Sabrina non avevo ancora il soggetto del film. Il racconto era solo nella mia testa, un’idea in attesa di prendere forma. Sapevo dei suoi tanti impegni e che muoversi per tempo era essenziale, così abbiamo organizzato un primo appuntamento telefonico.
Pronto?
Ciao. Sono Gabriele.
Aho!
Aho!
Mi sforzo di sembrare a mio agio, di nascondere l’emozione. Ma prima ancora che possa iniziare a raccontarle cosa ho in mente, mi spiazza:
“Tu mi piaci tanto!”
Rido. “Pure tu… un botto!” E senza perdere tempo butto lì quello che ancora non è un progetto definito: “Sai, stavo pensando a un film e sarei felicissimo se…”
“Ce sto!”
Semplice, diretta, senza giri di parole. Sabrina è così: autentica, con quell’energia che ti conquista all’istante. Ha la forza di una donna che sa il fatto suo, ma anche una dolcezza sincera, mai esibita, che rende tutto più vero. In un attimo, senza bisogno di convincerla, era già dentro al progetto.
LUCA
Mi serviva un attore capace di sostenere le aspettative di un pubblico seduto di fronte a un fantasma. Un fantasma che, quando appare in carne e ossa, non è più soltanto qualcuno che ha inseguito, per puro egoismo, un desiderio solo suo, senza curarsi di nessuno.
Serviva qualcuno che, nonostante tutto, non avremmo condannato. Perché lo ha fatto per amore. Perché l’amore trascina alla deriva, spinge oltre ogni logica. E quando guardi un uomo che ha amato fino a perdersi, non lo giudichi. Lo vivi. Lo comprendi.
Un attore capace di tutto questo è una rarità. Se hai la fortuna di indugiare per più di cinque secondi nello sguardo di Luca Zingaretti, ti rendi conto di una dolcezza che trafigge. Sul set, nella ricerca di Alfredo, abbiamo oscillato tra forza e disperazione, senza mai fermarci. Però bisognava scavare più a fondo. E poi, all’improvviso, la sua voce ferma e decisa si è incrinata, mentre parlava con Annibale dell’amore travolgente per Yun.
Allora sì, lo abbiamo trovato.
GABRIELE MAINETTI
Gabriele Mainetti, nato a Roma il 7 novembre 1976, è un regista, attore, compositore e produttore cinematografico italiano. Dopo aver realizzato i cortometraggi “Basette” e “Tiger Boy” – quest’ultimo selezionato nella shortlist dei cortometraggi live action agli 86esimi Academy Awards – nel 2015 dirige e produce con la sua Goon Films “Lo chiamavano Jeeg Robot”. Il film ottiene un grande successo, vincendo 7 David di Donatello, 2 Nastri d'Argento, 4 Ciak d'Oro e il Globo d’Oro, tra numerosi altri riconoscimenti.
Nel 2018 produce e dirige il suo secondo lungometraggio, “Freaks Out”, coprodotto da Goon Films insieme a Lucky Red, GAPbusters e in collaborazione con Rai Cinema. Il film ottiene 16 nomination ai David di Donatello 2022, vincendo 6 statuette, e conquista 3 Nastri d’Argento nello stesso anno.
Nel 2025 dirige il suo terzo film, “La città proibita”, una produzione Wildside, una società del Gruppo Fremantle, Piper Film e Goon Films.
Parallelamente alla carriera di regista, Mainetti porta avanti l’attività di produttore con la sua Goon Films, realizzando diversi cortometraggi e lungometraggi. Ha inoltre scritto la sceneggiatura e composto le musiche di tutti i suoi lungometraggi, collaborando con importanti sceneggiatori e compositori italiani.
ENRICO BORELLO
Enrico è un attore romano, classe 93. L’amore per il cinema ed un sogno lo portano a diplomarsi alla scuola d’arte cinematografica Gian Maria Volonté. Inizia con cortometraggi e teatro, finché arriva la partecipazione in «Il filo invisibile» regia di Marco Simon Puccioni.
La sua carriera prende il volo 5 anni fa. Arriva il suo primo ruolo di coprotagonista nel 2020 con «Settembre» l’opera prima di Giulia Steigerwalt che vince il David di Donatello come miglior regia esordiente.
Nel 2021 lo vediamo nei film “LovelyBoy” di Francesco Lettieri presentato alle giornate degli autori alla 78° mostra del cinema di Venezia, interpretando un trapper di cui canta realmente i pezzi ed in «Il principe di Roma» di Edoardo Falcone con Marco Giallini.
Nel 2024 è su Netflix nel cast principale dell’attesa serie “Supersex” regia di Matteo Rovere, Francesco Carrozzini, Francesca Mazzoleni e in “Familia” di Francesco Costabile presentato alla Mostra del Cinema di Venezia.
Dal 13 marzo 2025 sarà protagonista al cinema del film di Gabriele Mainetti “La Città Proibita”
MARCO GIALLINI
Marco Giallini è un attore italiano di formazione teatrale la cui notorietà presso il grande pubblico è esplosa nel 2008, grazie alla serie televisiva “Romanzo Criminale”, incentrata sulla storia della banda della Magliana.
Nato a Roma il 4 aprile 1963, durante l’adolescenza sviluppa una grande passione per il teatro che lo porta a frequentare la scuola teatrale “La Scaletta” di Roma e coltiva parallelamente l’amore per la musica rock, suonando in una cover band dei Joy Division dal nome Sandy Banana & The Monitors.
Il suo percorso è costellato da collaborazioni con alcune delle più grandi firme del palcoscenico, come Arnaldo Foà, Ennio Coltorti e Adriano Vianello.
A lungo corteggiato dal mondo del cinema e della televisione, viene convinto nel ’98 dal regista Marco Risi ad accettare una parte in “L’ultimo Capodanno”, dove interpreta il marito di Monica Bellucci. In seguito alla collaborazione con Risi il nome di Giallini inizia a essere sempre più richiesto, proprio in virtù delle sue grandi doti recitative. A contribuire al suo crescente successo è anche sicuramente il suo dna di antidivo che esercita un enorme fascino sia sul pubblico che tra gli addetti ai lavori.
Grazie al successo ottenuto con “Romanzo Criminale” allarga la sua platea di pubblico inanellando negli anni una serie di film di grandissimo riscontro tra cui “ACAB – All cops are bastards” di Stefano Sollima, “Posti in piedi in Paradiso” di Carlo Verdone e “Perfetti Sconosciuti” di Paolo Genovese. Ottiene anche il ruolo di protagonista nella serie Rai “Rocco Schiavone” - arrivata oggi alla sesta stagione - nella quale interpreta l’omonimo vicequestore trasteverino.
È nel cast di “FolleMente” di Paolo Genovese, nelle sale a febbraio 2025.
Attualmente Marco Giallini conta ben 6 candidature ai David di Donatello e 3 vittorie ai Nastri d’Argento. Amante della vita riservata, vive in un piccolo centro alle porte di Roma.
SABRINA FERILLI
Attrice di cinema, televisione e teatro, doppiatrice e conduttrice televisiva italiana. Nel corso della sua carriera Sabrina Ferilli ha vinto un David speciale, sette Nastri d'Argento, un Globo d'Oro e sei Ciak d'Oro; inoltre ha ricevuto quattro candidature al David di Donatello. Il successo al cinema arriva nel 1994 con “La bella vita” di Paolo Virzì con il quale collabora successivamente anche in “Ferie d'agosto” (1995), “Tutta la vita davanti” (2007) e in “Un altro ferragosto” (2024): le sue interpretazioni sono premiate rispettivamente con il Nastro d'Argento come Migliore attrice protagonista per “La bella vita” e Migliore attrice non protagonista per “Tutta la vita davanti”.
Lo stesso riconoscimento le viene assegnato per il ruolo di Ramona nel film Premio Oscar® “La grande bellezza” (2012) di Paolo Sorrentino. Nel corso della sua carriera cinematografica Sabrina Ferilli spazia con intelligenza, versatilità ed ironia dalla commedia ai film d'autore, lavorando con registi come i fratelli Taviani, Marco Ferreri, Sergio Corbucci, Alessandro d’Alatri, Francesco Nuti, Neri Parenti, Ricky e Maria Sole Tognazzi, Paolo Genovese e Gabriele Mainetti. In televisione è conduttrice e ospite di programmi di successo e interpreta ruoli in numerose serie amate dal pubblico come “Commesse”, “Le ali della vita”, “Come l'America”, “Il padre di mia figlia”, “Dalida”, “Anna e i cinque”, “Rimbocchiamoci le maniche”, “L’amore strappato”, “Svegliati amore mio” e la serie “Gloria”, che le fa ottenere il Nastro d’Argento Speciale come protagonista dell’anno ai Nastri d’Argento 2024. Per Prime Video ha partecipato alla prima, alla seconda e alla terza stagione “Dinner Club”.
LUCA ZINGARETTI
Luca Zingaretti è uno degli artisti italiani più amati a livello nazionale e internazionale.
Regista, produttore e attore, debutta a teatro con Ronconi, Mattolini e Sequi e tra gli anni Ottanta e Novanta al cinema con Marco Risi, Montaldo e Tognazzi. Dal 1999 per vent’anni indossa i panni di Salvo Montalbano. Alterna grande schermo – lavorando con Faenza, Francesca Comencini, Marco Tullio Giordana, Pupi Avati e molti altri – a piccolo schermo - prestandosi al racconto di grandi personaggi in film tv e serie come Paolo Borsellino, Giorgio Perlasca e Adriano Olivetti – senza mai abbandonare il teatro.
Dal 2020 ha girato gli ultimi tre episodi di Montalbano come regista oltre che protagonista, è stato interprete della serie tv per Sky, “Il Re”, ha partecipato al progetto di Netflix “No Activity”, Dinner Club su Amazon. Ha poi condotto “Danza con Me” di Roberto Bolle, la mondovisione di Rai1 “Arena di Verona … 100 anni in una notte” e quattro serate di “La Grande Opera all’Arena di Verona” per Rai3.
Con la sua casa di produzione, oltre a numerosi spettacoli teatrali, ha realizzato il grande successo televisivo della serie tv “Le indagini di Lolita Lobosco” e il cartone animato “Food Wizards”, mentre è in lavorazione una serie tv incentrata sulla storia della scuola di Caivano. Nel 2024 è previsto il suo debutto come regista cinematografico nel film ispirato al soggetto del libro di Daniele Mencarelli “Lo sguardo degli altri”.