Speravo de morì prima
Solo chi vive a Roma può sapere che cosa significhi Francesco Totti per questa città.Quando Mario Gianani mi ha proposto “una serie su Totti”, ho sentito fortissima la responsabilità dell’impresa. Perme si trattava di raccontare per la prima volta la vita di un personaggio famoso vivente, adorato dai suoi tifosi comeuna divinità. Ho divorato in una notte il libro di Paolo Condò: 500 pagine di avventure di gioco e di vita durate 40anni. L’ho trovato epico e divertente. Ho riso, mi sono emozionato, ho interrotto la lettura per andare a vedere leazioni di gioco, anche quelle che conoscevo già, della Roma o dei Mondiali del 2006. Arrivato alla fine del libro avevogià deciso anche se il cuore mi diceva che avevo paura. Con gli sceneggiatori Stefano Bises e Michele Astori, coni quali avevo già lavorato ne “La Mafia uccide solo d’estate - la serie,” ci siamo ritrovati a capire quali parti di quelracconto autobiografico potessero diventare un racconto seriale che abbracciasse il pubblico senza scontentare itifosi della Roma. Totti è sempre stato un bravo ragazzo amato da tutti, simpatico - molto simpatico - anche a chi nonè un tifoso della sua squadra. Conoscerlo mi ha confermato quello che intuivo.È anche carismatico, impossibile non essere colpiti da lui, dalla sua franchezza, dalla sua genuinità, dal suo occhiofreddo e veloce quando parla di calcio e delle sue imprese.Abbiamo deciso, quindi, di raccontare la vita privata, i suoi affetti e lo spogliatoio con le sue trame, tra vittorie esconfitte, e i rapporti con gli allenatori.Mentre Bises, Astori e Maurizio Careddu si dedicavano al racconto, io pensavo a come renderlo efficace e a comemi sarebbe piaciuto rappresentarlo. Difficile trovare riferimenti di un racconto così vicino all’attualità, sullo sport,che fosse divertente e coinvolgente allo stesso tempo. Lo sport è sempre stato raccontato perlopiù dai documentari.Ho pensato che per realizzare un racconto di fiction, quindi, potesse essere utile prendere spunto dalla commediainglese, soprattutto quella generazionale, o dalla comicità involontaria della commedia all’italiana.Girare a Roma un film su Totti significa incontrare sorrisi, grande disponibilità, sguardi innamorati e frasi tipo: “quantoè bello!” o “nun toccà la divinità”.Mi sono, quindi, calato nella romanità perché da Roma bisognava partire.
Luca Ribuoli