The good mothers
JULIAN JARROLD
Questa storia di donne che hanno osato sfidare la ’ndrangheta – una delle organizzazioni criminali più spietate e ricche in Italia – è stata così potente e toccante da coinvolgermi totalmente.
Con la Calabria che fa da sfondo, seguiamo da vicino le donne che sono state disposte a rompere il codice del silenzio, scappare da legami familiari e sociali misogini e testimoniare contro padri, fratelli e mariti nella speranza di una nuova vita di libertà. È un viaggio avvincente e pericoloso nel tradimento e nel coraggio.
ELISA AMORUSO
Quello che mi ha colpito in questo progetto è stato innanzitutto il tema.
Dopo aver letto la sceneggiatura della prima puntata, ho sentito immediatamente l’urgenza di raccontare le storie di queste donne, protagoniste invisibili, che hanno contribuito in maniera significativa alla lotta contro la criminalità organizzata. Lea Garofalo, Giuseppina Pesce, Concetta Cacciola, Denise Cosco hanno avuto il coraggio di denunciare, per un desiderio di libertà verso quella vita, che, a loro, non era stata concessa.
La serie porta con sé un messaggio di grande emancipazione e libertà, non solo per le protagoniste, ma per tutte le donne che, in generale, hanno subito violenza, fisica e psicologica, all’interno di relazioni familiari e sentimentali. Ed è proprio questo senso, necessario e universale, che mi ha spinto a raccontare questa storia, ricercando, più di ogni altra cosa, empatia e verità.