Paternal leave
Quasi nessuno riesce a scuoterci e a ferirci così profondamente come i nostri genitori con piccole cose, con singole frasi, ma altresì quasi nessuno può riuscire a darci così tanta stabilità nella nostra vita. Mi interessavano questi due estremi. In Paternal Leave racconto quindi la storia di un rapporto padre-figlia molto specifico: due persone completamente estranee l'una all'altra, ma comunque legate dalla genetica, da stilemi sociali, da una mancanza. In questo Kammerspiel sulla spiaggia, in cui raccontiamo la storia dell'incontro tra figlia e padre in soli tre giorni, era importante per me non giudicare, ma guardare ed empatizzare. L'aspra solitudine di una costa invernale deserta in Italia era il luogo giusto per raccontare la storia dell'incontro tra Leo e Paolo. Da un lato, perché l'asprezza e la testardaggine di questa costa rispecchiano i due personaggi principali, dall'altro, perché la storia italo-tedesca mi ha dato la possibilità di distanziare completamente la figlia e il padre dal punto di vista linguistico, di creare confini nella comunicazione, di mostrare ancora più chiaramente la loro estraneità. Mi commuove il dilemma che continua a nascere da una decisione presa in passato, come mi commuove la speranza dell’amore. Mi addolora vedere come un tentativo di rimediare, senza veramente affrontare la situazione con onestà, per magari proteggere noi stessi o gli altri, allontana dalla possibilità di una vera riconciliazione. Paternal Leave è un film sugli inciampi dell'essere umano, sull'amore, sulla famiglia, ma soprattutto è un film sull'essere onesti con noi stessi, sull'avere il coraggio di guardare chi siamo.